martedì 5 novembre 2019

Pietra d'angolo

Ponte dei Morti, qualche giorno di nebbia e libertà in Toscana.

Una compagnia inusuale e la voglia di conoscere un luogo che sta diventando sempre più importante e conosciuto, anche mediaticamente, non solo in ambienti religiosi. 
Un posto magico, perfetto: si trova nel Casentino, in mezzo al verde della campagna toscana. I boschi in questa stagione – soprattutto faggi e abeti - sono colorati di mille colori. Mi ha colpito soprattutto il rosso delle foglie. Si staccano e si sollevano al passaggio del nostro furgoncino.  
I cerbiatti del Parco Naturale corrono fra gli alberi molto vicino a noi. 
Questi luoghi sono così sperduti fra monti e casolari di pietra: ti chiedi come sia possibile facciano parte della tua stessa terra; ti coglie l'emozione di far parte di questo Paese e di questa storia. 

I percorsi sono ben battuti. C’è il monastero di Camaldoli, meraviglioso con il suo eremo sommerso dalla nebbia, misterioso perché nascosto, in parte, per la preghiera, e La Verna, dove Francesco ricevette le stimmate. 
Luoghi fuori dal tempo ai quali non siamo più abituati, eppure ancora frequentati dopo migliaia di anni da tante persone, per gli stessi motivi per i quali sono stati creati.
Riusciamo ad entrare dentro la clausura accodandoci alla processione di Ognissanti ed è stranissimo: un silenzio irreale, solo il fumo dei camini delle celle. La tentazione fortissima di entrare dentro una di queste. 
La nostra vera meta è Romena. Un’antica pieve romanica, costruita sulla via dei pellegrini che dalla Francia scendevano verso Roma. Da una trentina d’anni è rifugio per centinaia di moderni viandanti - "cercatori" - che si fermano un momento per ridare “senso” alle cose. 

Cosa vorrebbe dire? Frasi già sentite...

Un senso": canzone neanche troppo bella di un artista che non apprezzo particolarmente. 
Gigi Verdi arriva senza perdersi in presentazioni, da una cassa parte "Un senso" a pieno volume, davanti a tutti - il che un po' ci imbarazza. 

Sigaro, aspetto e modi molto bruschi, diverse parolacce in quella lingua sincera che è il toscano. “Sembra un camionista” – pensiamo. Quando parla però ha una voce dolcissima, le parole scorrono lente e potenti, c'è semplicità in tutto, da come si veste a come ti guarda, imbarazzato e irascibile. 

- Chi ci viene qui? -

Cercatori. Persone che arrivano e si fermano, prendono una pausa, si guardano, lavorano i campi, provando a trovare “il senso” che è in tutte le cose. Qui, a Romena, a Quorle, è nei dettagli della natura, nel ritmo dei campi, il senso più pieno". 

Persone di ogni tipo. A guardare il gruppo con il quale sono arrivato io: suore, un prete, qualche scout, ragazzi in forte dubbio, crisi… intorno a noi volontari di ogni età. Un giovane metallaro con le cuffie balla davanti alla canonica, un gruppo con le chitarre, alcuni anziani in preghiera all'ingresso della pieve. 
Qualcuno fa un selfie.

Sono sorpreso, ma non a disagio. Provo ammirazione, invidia, mi sento a casa. Nelle intenzioni di Don Gigi, Romena deve essere una “normale sosta in cui appoggiare la testa per dormire, appoggiare la testa su Dio e viceversa, immersi nella natura". Un posto dove "creare bellezza - qui trent'anni fa non c’era niente - un luogo per accogliere chi passa, custodire la sapienza dei contadini".


Gigi ha risistemato la stalla, la canonica, i ruderi tutto attorno. Fa l’artista ridando vita agli scarti dei contadini della zona, alla cultura rurale di questa parte di Italia. Lavora i ferri che trova nei campi. 

Tanti vengono a Romena perché non sanno cosa fare della propria vita, degli studi, della morosa.. non sanno se esiste Dio, hanno perso qualcuno, spesso un figlio, per il quale piantano anche dei mandorli nei campi attorno alla pieve. Gigi dice loro di stare attenti ad abbandonarsi alla sola mente, perché è "mortifera". Di curare insieme la mente, il corpo, la spiritualità, dedicando loro almeno mezz'ora al giorno. La mente serve per aiutare a muoversi: "siamo tutti stanchi perché si è smesso di camminare".

Ogni spazio è in pietra e legno, curato dal lavoro volontario di diverse persone, tutto è armonico e molto semplice. 
Forse abbiamo ucciso la bellezza, complicato tutto aggiungendo troppe cose”. 
A Romena vale il principio che la bellezza è da perseguire. 
Gigi ci dice che “la modernità ha ammazzato la bellezza, da intendersi non solo estetica, ma tutto ciò che è vivo”. Qui la bellezza non vuol dire vita religiosa ma religiosità della vita, tensione verso l’infinito, verso l’Amore. 

Un prete normale poteva suggerirci di andare alla messa, di rivolgerci ad un missionario, avrebbe parlato in tutti i modi di Dio, lui no. 

Vengono organizzati molti corsi di vario tipo dove ognuno mette sul piatto la propria storia.  La spiritualità è molto semplice, naturale, si basa sulle relazioni fra pari. Poca liturgia, molto lavoro nei campi, conoscere. Poche regole. 

“Mettere regole vuol dire avere già perso". 
"Se vivi con amore non c’è bisogno di avere regole".  

Dentro la Pieve, alle tre di pomeriggio, viviamo la messa di Ognissanti. Una messa senza grandi gesti liturgici, molto naturale, la scelta delle canzoni - cantautori - perfetta. 
La gente intorno a me piange, si abbraccia. Finita la messa tornano alle proprie occupazioni. D'altronde è solo un momento della giornata, nemmeno il più importante. 
Il sacro è zappare l’orto.. incontrare qualcuno.. tutto è sacro o niente è sacro. Gesù lo si incontra come i discepoli di Emmaus.. camminando lentamente, non capendoci “un troiaio”, non si fa riconoscere, condivide il loro dolore.. li lascia liberi”. 
A camminare lenti, senza alcuna pretesa. 

Sarà la mia naturale pigrizia ma questo passaggio sulla lentezza mi è piaciuto tantissimo.

È tutto così giusto qui, gli chiedo se come educatore, insegnante, politico, posso fare di più, come operare nelle nostre città, dove la tenerezza e la bellezza sono difficili da trovare, dove i pioppi e le pievi romaniche si vedono meno. Suggerisce la lentezza. Occupare la giornata un poco alla volta, non pensando all'appuntamento successivo. Prendersi cura di un luogo, di una stanza,  di una comunità, senza sognare troppe cose allo stesso momento. "Il problema è avere tre sogni e non amarne uno. Scegline uno da amare!"

"E noi da cosa possiamo ripartire?"

1 Dalla Libertà – dal non farsi comprare da nulla e da nessuno. “Se vuoi aiutare una persona a cercare Dio è come aiutare un fiore a sbocciare.. ha bisogno solo di luce e calore.. non di regole e catechismi..” 

2 Dal Perdono che vuol dire capire (non giustificare) perché le persone sono sempre sacre, perché si può  riconoscere l’errore e denunciare senza farsi avvelenare, perché le persone spesso ci amano con l’unico modo che conoscono e bisogna capirlo.

3 Dall’esibire la fragilità, la debolezza – “La pietra scartata è diventata la pietra d’angolo” - come per Gigi, nato con gli arti menomati alla nascita. 

Romena,
l’ho trovata importante proprio come viene dipinta. 
Una bellezza che dà pace come una passeggiata per Venezia, la Chiesa verso cui dovremmo tendere.
E Gigi, un testimone dentro le situazioni, caratteristica di chi abita il cambiamento chiedendosi semplicemente:

 “ci sarà più vita o più morte 
dopo che sono passato io?”



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