sabato 1 aprile 2023

5 anni di Consiglio

Cinque anni fa entravo per la prima volta a Palazzo Trissino. Ricordo bene quel giorno perché la notte prima non ho dormito per l'emozione. Ci ero già entrato altre volte ovviamente. Come pubblico, ai tempi delle sedute infuocate sul Dal Molin. Erano tempi, quelli, di una politica che ci ha toccati tutti e tutte nel profondo, dove la ferita di una scelta lacerante ha portato tanti vicentini e vicentine a comprendere il peso delle scelte sbagliate di un amministratore. 

In quel pomeriggio di luglio di 5 anni fa non conoscevo nessuno, se non - di fama - Isabella, Ciro, pochi altri. Nessuno conosceva me. Allora ho trovato il gatto Romeo con la signora Franca in ingresso ma non c'era Sandro, al tempo ancora a casa: volti sconosciuti cercavano di capire chi fosse quel ragazzo senza esperienza politica, che “giri” l'avessero appoggiato, almeno questo, forse sbagliando, percepivo. 

Avrei poi conquistato una certa familiarità, una sana confidenza con quei visi. Le scorie della sconfitta elettorale erano ancora potenti in noi, le cause di un esito difficili da trovare, ma accettate e superate con il tempo e con la dichiarata, mai rinnegata, volontà di procedere con un lavoro comune, con tutto il centrosinistra. Su questo siamo riusciti, insieme. 

Avrei imparato a conoscere bene i luoghi: Sala Chiesa per le commissioni; Sala Collese per le riunioni di minoranza, la posta e le conferenze Stampa, Sala degli Stucchi per i matrimoni e gli eventi di rappresentanza e Sala Bernarda, ovviamente. È bella da togliere il fiato, la sala. La vista dalla Loggia, la scalinata che porta in piazza, il soffitto dipinto. Quando si fa tardi e sei stanco, alzi la testa ed è lì sopra di te.

Il tremore, il gesto compulsivo di muovere il microfono, la paura di scegliere parole non precise, non giuste, ricordo tutto questo perfettamente perché questi gesti non mi hanno mai abbandonato del tutto. In quella prima occasione, votando la surroga di alcuni consiglieri, avevo parlato del mondo che mi aveva appoggiato, dei giovani, delle associazioni, di chi va e di chi resta, di antifascismo.

Nel tempo ho poi imparato a parlare di altro e non solo di me e non solo del mio mondo. Ho seguito la commissione territorio che si occupa della più importante sfida del mondo di oggi, l'ambiente, delle scelte di urbanistica e di mobilità; quindi la commissione diritti e pari opportunità, infine la commissione servizi alla popolazione, di cui sono diventato presidente. Un minigruppo consiliare come il nostro, nonostante il buon risultato della lista, ha richiesto a me e a Sandro un impegno su molti fronti contemporaneamente.

È soprattutto vivendo le commissioni che metti le mani negli ingranaggi che tengono in piedi la vita della nostra comunità, che capisci la difficoltà delle scelte e della macchina amministrativa, i suoi limiti. Ti confronti con i tecnici, ascolti pareri di chi ne sa più di te, studi, litighi, riporti in associazione, esprimi un parere da portare in consiglio.

Consigliare è una parola che trovo davvero appropriata per questo servizio. Certo, la mia mano, diverse volte al mese, ha avuto la responsabilità di digitare fra "si", "no" e "astensione", scegliendo o approvando delibere  importanti , come il bilancio della nostra comunità, le aziende del comune, interventi di riqualificazione. Ma ciò che più ogni altra cosa nobilita questo ruolo è proprio il consigliare. Parlare: proporre, stuzzicare, controllare, mediare fra la decisione di una Giunta e le prerogative di una assemblea eletta. Sono stati anni dove le sedute di Consiglio, peraltro poche, sono state un dibattito quasi sempre tenuto tra di noi, della minoranza. A volte mi chiedevo: a cosa serve? chi ci ascolta? Sto facendo la cosa giusta?

Ho la speranza che sia servito. Non ho mai agito da solo, ho avuto il pieno supporto della mia associazione, della mia coalizione, dei miei amici. È stato un lavoro di squadra, alla fine, a più livelli.

Sono stati anni di proposta, mozioni, interrogazioni. Molte di queste accolte anche se non governavamo. I patti di collaborazione, Vicenza capitale della cultura, Palazzo Thiene, mobilità ciclabile e zone trenta; molto, moltissimo invece non è stato accolto e non è stato fatto.

Ho cercato di spiegare la vita amministrativa alle mie reti sociali, ho rappresentato il Comune quando mi veniva chiesto, dai matrimoni alla commissione elettorale, alle celebrazioni. Ho seguito il malessere della città, ho provato a percorrerlo per quanto mi è stato possibile.  Abbiamo fatto la nostra parte, con il fondo di solidarietà e altre iniziative, nella difficilissima fase del COVID.

Non sono intervenuto in ogni occasione, ma mi sono espresso sempre, con franchezza, quando avevo qualcosa da dire, quando avevo studiato gli argomenti e quando una posizione era condivisa. Non sono mai mancato alle sedute, spesso ho rinunciato ad altro.


Ritengo che questa esperienza sia stata fra le più significative della mia vita. Curiosità, amore per la propria comunità, per le proprie radici, un atteggiamento sincero e non strumentale, competenze del tuo percorso di vita. Penso siano le qualità più importanti per chi si giocherà da maggio in poi in questa dimensione, su quei banchi. Sono stato fortunato per averlo potuto fare, in una dimensione associativa civica che c'era prima di me e che continuerà dopo di me, a prescindere dal risultato delle prossime elezioni. 


Non nascondo il timore che non sia più io a "rappresentare" ma qualcun altro. Sono pronto ad accettarlo. È il gioco democratico e ho totale fiducia e stima in chi corre assieme a me. 
Controllare le telefonate, le mail, la stampa e le delibere ogni giorno è diventata una routine sempre più piacevole nel tempo, che ho saputo equilibrare con gli altri aspetti della mia vita, il lavoro, gli affetti, il Lane, lo scautismo. Sono sereno, felice del percorso e fiducioso che Giacomo possa diventare Sindaco di una città più aperta, protagonista anche di un vero rinnovamento della classe politica. 
Se Giacomo sarà sindaco, avrà bisogno dell'aiuto di tutti, eletti e non eletti, maggioranza e minoranza. 

Ho visto un gran numero di persone, anche a me vicine, molti giovani, che si sono avvicinati come candidati e candidate o come volontari per la sua campagna. É un segnale bellissimo, in controtendenza, che mi fa sperare. Stare con le persone è bello, fare politica, candidarsi in politica, è stare fra le persone. 

Come avevo detto cinque anni fa, in quell'intervento al tempo delle famose dimissioni promesse e mai avvenute, c'è da portare grande rispetto per i quasi 600 candidati a questo ruolo. A tutti e tutte loro auguro soddisfazione, un cammino che prosegua oltre il 15 maggio, sguardi e relazioni di senso come sono stati per me questi ultimi cinque anni. 

Grazie a chi ci è stato e chi ci sarà per la comunità che amiamo così tanto.

Joe