mercoledì 13 marzo 2013

treno super veloce


Con Marco prendo il treno che piove molto, forse da più di una settimana. Corriamo perché aspettiamo fino all’ultimo in cortile, per provare a balbettare qualcosa che è franco-veneto prima del treno. Saliamo che siamo euforici, sempre, neanche ci badiamo che siamo un po’ zuppi di pioggia perché siamo troppo impregnati delle impressioni di oggi, dei fatti di quest’oggi-qui. È tutto molto immediato, veloce e in essere. Reale. Io avrei molto da parlare di ieri: che sul tardi ero proprio su quello stesso treno lì, che l’avevo preso molto più in là, a Napoli, dove sono andato da solo, in treno, poi a piedi, eccetera. Penso a queste cose e anche lui ha dei pensieri, magari che centrano con la musica, ma poi non ce le diciamo queste cose, ci parliamo della città-qui e di questi giorni-qui che sono ciccioni, sempre più grossi di cose da vedere, da scegliere e da fare. Sono giorni che ci sentiamo tondi e molto grassi di parole in -à che si legano un po’ tutte: città-università-novità e aggiungerei anche pedissequietà, che non esiste ma che ci fa ridere entrambi. Vorrei tanto inventare mille belle parole in rima, e non solo in –à, ma non ci riesco proprio, Marco magari lui sì, è un po’ poeta e un po’ marpione, ma lo dico sottovoce: si offende e un po’ glielo invidio.

Ho avuto delle ore in treno: a pensare di scrivere qualche parola magari in rima, e magari su una città grande e generosa come Napoli, ma lì con Marco mi decido di non farlo.
Il discorso che ci facciamo è un po’ serio: ci promettiamo di non essere quelli che se la tirano, studentelli con la moleskine, o peggio ancora,gente che si nasconde per darsi un’aria da importante. Poi ci ricordiamo che però la moleskine ce l’abbiamo, anche se conveniamo che non siamo proprio dei tipi-alla-moleskine, e che via con la testa, ma non solo, anche quello lo siamo. Allora chiudiamo il discorso, parliamo di altro.