domenica 29 giugno 2014

la giusta distanza


Mi svegliai che il sole si faceva rosso; e quello fu l'unico, chiaro momento della mia vita, il momento più strano di tutti, in cui non seppi chi ero... mi trovavo lontano da casa, stralunato e stanco del viaggio, in una misera camera d'albergo che non avevo mai vista, ... e guardavo l'alto soffitto pieno di crepe e davvero non seppi chi ero per circa quindici strani secondi. Non avevo paura; ero solo qualcun altro, un estraneo, e tutta la mia vita era una vita stregata, la vita di un fantasma. Mi trovavo a metà strada attraverso l'America, alla linea divisoria fra l'Est della mia giovinezza e l'Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accade proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso


(Kerouac 1967, p. 49)

giovedì 5 giugno 2014

C'est vite fait


È stato un maggio silenzioso perché troppo veloce: troppi progetti, lavori, patate in pentola. È stato soprattutto un maggio non solo mio: ma condiviso, comunitario, esagerato dentro i giusti limiti. Bisogna cominciare a dare sostanza, peso e forma alle idee sennò qui  ne saltano altri, di mesi, e sarebbe un gran peccato, perché il sole dura di più e lo si sente proprio.

Per il momento sappiamo che è sufficiente un breve periodo appena fuori città, fra la campagna e il grande centro abitato. È un progetto rivoluzionario, anche se ovviamente «a suo modo»: nasce dall'idea che non ci sia il tempo necessario per essere amici e cittadini di un certo livello. Viaggiare e andare lontano è certamente un’occasione, ma spesso è in-sufficiente. Occorre scegliere un gruppo di persone fidate - ma che non passa insieme del tempo di qualità - e inserirle in un palcoscenico silenzioso e fiorito come quello dei Colli Berici.

Lo scopo principale è conoscersi fisicamente. C’è questa idea di sistemare la terra e il giardino, ma è tutto da valutare in base alle reali capacità dei ragazzi de La Comune, per quanto volenterosi . Il concetto è semplice: piccoli servizi secondo le proprie possibilità. Sporcarsi e sudare sotto il sole, tornare abbronzati la sera, preparare la cena. Il momento della cena è l’unico davvero importante, ognuno contribuisce al pasto apportando qualcosa di personale, o almeno di significativo, di sentito. Il pasto nella Comune è l’unico momento che richiede la presenza obbligatoria di tutti: dalla preparazione, alla portata in tavola, al caffè.

È un occasione per sperimentarsi come cittadini di confine: non coltivatori, non eremiti, non sciocchi. Il gruppo di persone affronta questa strana tranquillità insieme e così si stabilisce nella casa: tranquilli, sereni. Di giorno si lavora, si studia, si parte per un’escursione nel territorio della provincia. La sera, all’orario dell’aperitivo, qualsiasi visita è gradita e apprezzata. Fuori dalla cucina qualche candela non scaccia né mosche né zanzare, ma illumina a sufficienza le facce di ognuno. Si eccede nell’alcool e si fanno - a volte – molti discorsi, anche seri. Ovviamente La Comune ha un «suo» chiaro indirizzo politico: una bandiera rossa che si rifà direttamente alla grandiosa avventura parigina del 1871.



Quelli della Comune sono certamente dei vicentini, dei sognatori e degli idealisti.