Lui risponde confuso per l’alcool e per l’imbarazzo
che no, non è serata, non è momento. Mente: non lo è mai, crede che non lo sarà
mai. È un tasto troppo delicato a cui dare suono, voce. È un tasto solo suo e molto
ben nascosto, anche a lui. Nascosto bene perché ne è geloso, perché ne ha
paura. Perché è tutto. Perché È. Alcune
cose sono solo sue, cose tout à fait evidenti: lui è un ragazzo timido, lui ha
paura ( - ma come tutti).
È soprattutto troppo idealista: lo dice al bar, pensandolo veramente.
Lo dice in francese, la migliore conversazione da lungo tempo.
È soprattutto troppo idealista: lo dice al bar, pensandolo veramente.
Lo dice in francese, la migliore conversazione da lungo tempo.
Questa è una sera di inverno che suona di nuovo ed
è colorata –tutta– di estate. Lucia scrive solo: «luna», non aggiunge altro. È uno
spicchio sorridente infatti, se la ride, del tutto identica a una bocca. Insieme
a L e a tutte le persone migliori della sua vita, lui sale fino in cima al
Monte Berico. È caldo, è una bella serata, dove potere star bene e profumarsi
di cose positive, nonostante le ceneri, la chiesa, le parole. Alcune facce sono
proprio nuove, nuove e bellissime. Gli sembra di conoscerle da una vita, come
quelle con cui è salito. C’è elettricità un po’ dappertutto, tra fazzoletti di
colori diversi. È l’immagine di ogni suo film –quella più bella. Vorrebbe
restare in quella basilica sempre e guardare e riguardare.
Ogni altra cosa è pallida e lontana imitazione,
non ne vuole sapere. Vuole quello, vuole
quel momento lì, quello e non altra
felicità, non altra persona. Non può avere successo nella realtà. Lo sa
bene, ma ancora aspetta lei. Non scappa, non si compatisce, non pretende: le
immagini che osserva nella basilica sono molto reali, quasi reali quanto la bellezza di lei,
che pure rivede di lì a poco.
Eccola! È lei, bellissima. È bella, bella de toute facon:
il ragazzo non può innamorarsi. Come può si chiede sempre.
Lo è già…
il ragazzo non può innamorarsi. Come può si chiede sempre.
Lo è già…
Luna.